Bo kaap è un bellissimo quartiere ricco di tradizione che si trova nella city bowl, ai piedi di Signal Hill, molto probabilmente il più fotografato e il più colorato, grazie ai colori vivaci delle  piccole casette basse con il tetto piatto che appartengono a questa area. Le sue origini come quartiere CAPE MALAY risale al 1700, quando furono costruite delle casette per gli schiavi,  e  durante il periodo dell’apartheid fu dichiarata zona esclusivamente musulmana.  Un quartiere che mantiene tutt’ora il fascino di un tempo. A parere mio è uno dei luoghi più pittoreschi della città, circondato da strade di ciottoli,e dove si respira uno dei tanti melting pot culturali, che la città madre rappresenta, un  luoghi ricco di storia e cultura.

Nel 1760 ci fù il primo sviluppo di questo quartiere ad opera di Jan de Waal e successivamente l’area divenne nota con il nome di Waalendorp, conosciuto poi come quartiere Malese, lo Slamse Buurt e come Scotcheskloof, ed infine Bo- kaap che in Afrikans significa ” ABOVE THE CAPE “. Parte del fascino di questo quartiere è data dal mix di stili architettonici Cape Dutch e Cape Georgian, e potrete trovare ancora la casa più antica che è rimasta nella sua forma originale, trasformata in un museo dove capire la cultura Malese e il loro patrimonio. Bo kaap  è un ponte tra il mondo occidentale e le tradizione musulmana Orientale e Malese. I primi Musulmani Orientali furono portati al Capo dalla Compagnia Olandese delle Indie ed erano schiavi, esuli politici, e prigionieri, catapultati in una condizione di vita davvero dura, privi ovviamente di ogni diritto civile e umano. Vennero trasferite anche delle personalità di spicco sia religiose che politiche come Sheikh Yusuf. La comunità di questo quartiere crebbe negli anni successivi con l’arrivo ulteriormente di schiavi provenienti dallo Sri Lanka, Indonesia e Madagascar, divenendo una società specializzata in mansioni artigianali molto richieste. Il governo Britannico che prese il dominio del Capo, diede la possibilità alla comunità di costruire magazzini, negozi, case e altri luoghi di culto come la Owal Mosque,nel terreno appartenente ad uno schiavo, la prima costruita in città nel 1759 e ad oggi è la più importante.

Nel 1950 il governo dell’ Apartheid dichiarò che era un area musulmana, definendoli Coulered, e costringendo tante religioni e etnie a fuggire da quel quartiere. Questa comunità però è sempre stata attiva nella vita sociale della città, e nemmeno durante l’epoca dell’Apartheid subì limitazioni religiose, generando un grande rispetto da parte dei non musulmani, nei confronti di questa cultura. Per comprendere il background culturale delle persone che vivono in questo quartiere, a come è arrivata  e come si è evoluta negli anni, diventando uno dei gruppi etnici più distinti a città del capo, si deve guardare sopratutto al passato, con una storia tumultuosa alle spalle, dalla lotta alla schiavitù, per resistere alla classificazione sotto il governo segregazionista, giocando un ruolo molto importante nella lotta contro questo regime.

La comunità di Cape Malay parla principalmente Afrikaans, legato al fatto che nel 1815, il malese iniziò ad essere sostituito nelle scuole musulmane Sudafricane, portando ad uno sviluppo della lingua davvero particolare, infatti il primo Afrikaans fu scritto utilizzando l’Arabo, portando così l’arabo Afrikaans che veniva insegnato ai musulmani del capo.

Agli schiavi musulmani del capo era concesso un solo giorno di riposo all’anno, e ne approfittavano per fare festa, ed ogni anno il 2 gennaio le strade della città madre si colorano a festa per la TWEEDE NUWE JAAR che significa ” secondo nuovo anno ” ed è radicata nella storia degli schiavi. Una festa che è uno dei più grandi eventi della città, dove per l’occasione vengono indossati abiti colorati come l’arcobaleno che questo piccolo quartiere ne è dipinto, riempiendo le strade e festeggiando!

Cultura & cibo vanno di pari passi, e quest’ultimo è una parte integrante della cultura Cape Malay, che includono sformati aromatici, pesce , agnello,  e pasticcini piccanti.

Attualmente questo quartiere ospita una piccola parte della comunità islamica, il resto vive nei sobborghi della città.

La vita qui scorre più lentamente,  camminando per le vie potrete sentire i canti dei Muezzin, e profumo di spezie. Un piccolo mondo che vive la sua eredità storica, e di vita propria, accostando la vita religiosa a quella culturale. I colori pastello, ma allo stesso tempo vivi delle sue piccole casette ridisegna un arcobaleno leggero tra il caos e il movimento della città.

Viverlo è l’unica maniera possibile per respirare un altra dimensione, magari andando in uno dei ristoranti presenti come il Bo- Kaap Kombuis, un istituzione per  il miglior cibo Cape Malay. Biesmiellah e il Rose Corner Cafè.

Un piccolo gioiello nel cuore di Cape Town, sinonimo di colori, vita e multiculturalità.

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